Stampa

Apre il supermercato della solidarietà per i nuovi poveri

Valutazione attuale:  / 0
ScarsoOttimo 

Inaugurato assieme alla Fondazione CrTrieste in via Chiadino il supermercato della solidarietà: prodotti offerti dal territorio

GIOVEDÌ 28 MARZO 2013

La città unisce le forze per combattere le nuove povertà. Persone e famiglie italiane o straniere residenti a Trieste che si trovano in condizioni di reale difficoltà e disagio familiare, lavorativo, economico o sociale hanno ora un supermercato di riferimento dove, dopo la verifica di una situazione economica realmente drammatica, potranno approvvigionarsi gratuitamente di generi di prima necessità per un massimo di sei mesi.

È nato infatti l’Emporio della solidarietà, un progetto promosso dalla Caritas diocesana in collaborazione con la Fondazione CrTrieste ed è stato inaugurato ieri con tanto di taglio del nastro dal vescovo Giampaolo Crepaldi e dal vicepresidente della Fondazione Renzo Piccini. Ha sede nell’ex teatro della Parrocchia Beata Vergine delle Grazie, in via Chiadino 2, quasi all’incrocio con via Rossetti. Si estende su una superficie di 350 metri quadrati e sarà aperto per quattro giorni alla settimana: due mattine e due pomeriggi per complessive 12 ore. Per gestirlo sono stati arruolati con altrettanti tirocinii formativi, quattro disoccupati over 55. Sui banconi già ieri facevano bella mostra banane, meloni, ananas e frutta in genere. E poi pasta, riso, caffé, biscotti, farina, tonno, formaggio e prodotti per l’igiene della persona, della casa e dell’infanzia. Comunque vengono offerti soltanto generi di prima necessità reperiti attraverso le raccolte alimentari nei supermercati oppure ceduti dalle aziende solidali, e in particolare da Cooperative operaie, Illycaffé (Anna Illy è intervenuta all’inaugurazione), Coop Nordest, Euro frigo fratelli Fanelli, Federsolidarietà, Centro di aiuto alla vita Marisa, Cooperativa facchini mercato ortofrutticolo, Vitalfrutta di Massimo Vitale, Solagro srl, Lazzarini Franco&co. srl oltre a singoli cittadini. «È il tempo della carità, della sobrietà e della solidarietà - ha detto il vescovo Crepaldi imprimendo un’accelerazione sul sociale alla Chiesa triestina - tutta la città deve essere vicina alle tante nuove persone che quotidianamente a causa della crisi scivolano verso la povertà per diventare essa stessa culturalmente e spiritualmente più bella». E a margine monsignor Crepaldi ha detto di essere estremamente preoccupato «per una crisi che non riguarda più il solo settore manifatturiero, ma che si sta estendendo alle imprese artigiane e al commercio e si accompagna a una crisi politica». Piccini ha definito l’Emporio della solidarietà la più importante delle collaborazioni della Fondazione CrTrieste con la Caritas il cui presidente Roberto Pasetti ha ricordato le iniziative per il recupero della spesa fatte assieme alla Provincia e alla comunità di San Martino al campo. L’Emporio in qualche modo affianca anche il progetto “Trieste città contro lo spreco”, ricordato dall’assessore Laura Famulari che vede il Comune impegnato nell’attività di recupero e valorizzazione di beni alimentari e no e che «ha già portato al recupero di centinaia di chilogrammi di prodotti facendo di Trieste una città pilota e tale da rappresentare un esempio da seguire per il resto del Paese». E come ha ricordato l’assessore provinciale Roberta Tarlao (presente anche l’assessore Adele Pino), il supermercato svolge anche una seconda funzione dal momento che ha offerto un’occasione di lavoro a quattro disoccupati in età avanzata e quindi con difficoltà a reinserirsi in ambito occupazionale.

COME FUNZIONA

Muniti di una tessera a punti si farà la spesa gratis 6 mesi
Le persone che vogliono accedere all’Emporio della solidarietà dovranno rivolgersi al Centro di ascolto diocesano, oppure a uno dei 13 Centri di ascolto parrocchiali che hanno aderito al progetto o ancora ai Servizi sociali del Comune. Questi valuteranno le richieste attraverso un colloquio psico-sociale mirato ad approfondire le reali necessità in base a parametri oggettivi. Le persone devono comunque presentarsi con documento d’identità, codice fiscale, la busta paga o la documentazione che attesti la disoccupazione e la certificazione delle proprie uscite mensili. Verificate le reali necessità, ai fruitori dell’Emporio sarà consegnata una tessera con foto non cedibile che sarà caricata con un sistema a punti in base alla composizione del nucleo familiare e alle relative entrate e uscite economiche. La tessera consentirà l’utilizzo di una quantità predefinita di punti settimanali e avrà un sistema di ricarica automatica che permetterà l’accesso al servizio ogni sette giorni con l’avvertenza che i punti non utilizzati entro la scadenza non potranno venir cumulati. «Proprio per evitare logiche assistenzialistiche - evidenzia una nota di Caritas e Fondazione - ogni famiglia potrà accedere all’Emporio per un massimo di sei mesi. L’obiettivo del progetto è infatti di offrire la possibilità concreta di superare la situazione di crisi e consentire quindi alla famiglia di aumentare il proprio livello di empowerment, cioé di sviluppo e crescita attivi. Il nucleo familiare verrà messo nelle condizioni di raggiungere un maggior grado di autonomia, tale da renderlo poi il più possibile autosufficiente, incoraggiandolo a percepirsi come portatore di risorse e non solo di bisogno, in grado di far leva sulle capacità di scegliere e gestire le proprie risorse». Anche le risorse sempre più limitate di chi oggi, pur avendo un lavoro e una casa, non ce la fa più ad arrivare a fine mese e ha bisogno di trovare un nuovo modo di autoamministrarsi. (s.m.)

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili. Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.